Sugar tax all’italiana

La chiamano sugar tax, la tassa sullo zucchero. Nobile intento, non sembrano esserci dubbi. Ma, a voler fare i maliziosi, si potrebbe pensare che il governo abbia studiato una scaltra mossa nell’intento di recuperare risorse preziose da destinare ad altri comparti della manovra finanziaria (se le contendono l’Irap e la ricerca universitaria).
Non si vogliono certo mettere in discussione i problemi sociali determinati dall’eccesso di zuccheri aggiunti, come l’obesità e lo sviluppo di malattie cardiovascolari. Tuttavia, se il punto centrale fosse questo, non si capisce perché merendine, snack dolci, creme e affini non siano rientrati in una politica di attenzione alla salute dei cittadini. La tassa sulle bevande zuccherate sembra piuttosto un mezzo per guadagnare del consenso tra i più attenti alla salute – e preziosi fondi come copertura per la manovra – senza alzare polveroni nel mondo dell’industria alimentare.

Di che cosa si tratta. Presentata da Carla Ruocco, deputata del Movimento 5 Stelle e presidente della commissione Finanze, la tassa sulle bibite zuccherate è contenuta in un emendamento alla legge di bilancio 2019 in discussione tra i partiti di governo. Secondo le disposizioni, il limite massimo di zuccheri consentito si assesterebbe a 5 grammi ogni 100 millilitri. Se l’emendamento dovesse passare dall’esame della commissione Bilancio della Camera, verrebbe imposto un aumento di mezzo centesimo di euro per ogni grammo di zuccheri superiore ai 5 grammi. La tassa avrebbe un carattere progressivo, se dovesse essere accordata anche l’imposizione di 1 centesimo (anziché mezzo) per ogni grammo superiore ai 10.

Le quantità incriminate. A quanto ammontano gli zuccheri contenuti in alcuni dei prodotti più comuni? Visto che la proposta si è già meritata il titolo di “sugar tax sulla Coca-Cola”, si può partire dalla più celebre bevanda zuccherata: un rapporto di 10,4 grammi di zuccheri ogni 100 millilitri, il doppio rispetto al limite massimo. La Red Bull non è distante, con i suoi 11 grammi. Ma gli insospettabili sono altri: i succhi di frutta, con i 10,8 della Santal e i 12 della Zueg, fanno capire che tutti, bambini inclusi, sono coinvolti. Anche l’aperitivo non fa eccezione: l’Aperol Spritz è di poco sopra il limite, ma comunque con un eccesso di 2,1 grammi.

Le ricadute sui consumatori. Ma alla fine ciò che veramente interessa è quanto dovremmo pagare noi consumatori di bibite, succhi di frutta, alcolici, analcolici e bevande per sportivi. Perché se la tassa si abbatterà direttamente sul produttore, va da sé che a sua volta verrà scaricata sull’ultimo anello della catena di distribuzione. Il cliente.
Il calcolo è facile, basta controllare la tabella dei valori nutrizionali. Dalla quantità di zuccheri contenuti su 100 millilitri si deve sottrarre il limite di 5 grammi. Poi si moltiplica per 0,5 centesimi ed il risultato ottenuto è l’entità della tassa ogni 100 millilitri. Questo valore di base, espresso in centesimi di euro, deve essere poi moltiplicato per la quantità di bevanda contenuta nel prodotto (quindi i millilitri scritti sull’etichetta della bottiglia), diviso 100. Il risultato finale è l’espressione del valore della sugar tax sul prodotto specifico che acquisteremo.
Ricapitolando, un esempio astratto: bevanda X, 9 grammi di zucchero su 100 millilitri, bottiglia da 0,5 litri. Quindi, 9g – 5g = 4g di zucchero oltre il limite. 4g x 0,5 cent = 2 cent di tassa ogni 100 millilitri. 2 cent x 5 (500ml : 100ml) = 10 centesimi di rincaro sul prezzo finale.

Calcola qui l’aumento ipotetico del prezzo dei tuoi prodotti

Alcuni esempi pratici. Prendiamo ad esempio il caso più emblematico, una bottiglia di Coca-Cola da 1,5 litri. Applicando il calcolo appena illustrato, la stessa bottiglia che fino ad oggi si acquistava a circa 1,59€, non si pagherà di base meno di 2,04€ (incremento di 40,5 centesimi). Ogni lattina da 0,33 litri aumenterebbe invece il suo prezzo di 8,9 centesimi.
Una cedrata, come la Tassoni, è venduta nei supermercati in confezioni di 6 pezzi da 180 millilitri l’uno: con un rincaro di 0,46€, il prezzo finale potrebbe toccare quasi 5€.
Vengono poi i succhi di frutta. Uno per tutti: su una bottiglia da 1 litro di succo Zueg, dal valore intorno a 1,55€, si applicherebbe una sugar tax di 35 centesimi. Le altre marche seguirebbero a ruota e potremmo arrivare a 2€ a bottiglia.
Ed un aperitivo? Paradossalmente la tassa sarebbe “più leggera”: 7,3 centesimi in più per ogni bottiglia di Aperol Spritz da 700 millilitri.

Solo l’esame della commissione Bilancio e successivamente l’approvazione della legge di bilancio 2019 ci diranno se tutti questi scenari da bar e supermercato si verificheranno nel prossimo futuro. E mentre già monta la polemica politica, non ci resta che aspettare. Magari bevendoci su, con uno dei prodotti che man mano vi descriverò in questo blog. Per ora senza sugar tax.

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