(Molto) odi et (poco) amo sulla sugar tax

La love story continua. Non poteva passare sotto traccia la notizia della sugar tax (qui l’articolo di approfondimento), l’emendamento alla legge di bilancio che imporrebbe una tassa sulle bibite zuccherate. E infatti ieri su “Il Sole 24 Ore” è arrivata la risposta al vetriolo di David Dabiankov Lorini, direttore generale di Assobibe.
Leggiamola assieme. Ma come se fosse un tema del liceo.

2018:11:24 Sugar Tax Articolo 2.jpg

L’introduzione. Incipit scontato che avverte sui rischi per il sistema produttivo e per i consumatori. Poi arriva la chicca: «La proposta approvata potrebbe avere un impatto fino a 1 euro/litro». E qui, se togliamo lo zucchero, sono davvero daz(z)i amari. Perché verrebbero penalizzate «in particolare le classi sociali più deboli»: si tratta di un aumento del prezzo al consumo anche di tre volte sui «prodotti di fasce di prezzo più basse».
Voto: 8

Lo svolgimento. Non perde tempo, subito nel merito della questione. Benefici per la salute? Stando ai dati forniti da Lorini, quasi nulli. David (Lorini) mostra un’ottima capacità di uso di fonti attendibili, che suffragano la sua tesi: ministero della Salute, indagine sui consumi alimentari in Italia Inran-Scai, Ocse. La crème de la crème. Le argomentazioni:

  1. In Italia solo l’1% delle calorie giornaliere proviene dal consumo di bevande gassate zuccherate, percentuale che addirittura scende allo 0,6% per i bambini. Troppo poche per accanirsi solo contro i soft drink.
  2. Nei Paesi in cui già è in vigore la sugar tax i consumi non sono calati, a parte un primo breve periodo (Cile, Francia, Messico). Confutata anche la tesi dell’abbattimento dei consumi.
  3. In Paesi in cui la sugar tax vige da tempo, non si sono registrati benefici per la salute (Finlandia, Norvegia e Danimarca), o addirittura è aumentata l’obesità (Francia e Ungheria). «La comunità scientifica concorda nell’affermare che obesità e diabete hanno diverse concause: genetica, sedentarietà, stili di vita non corretti, errate abitudini alimentari». Con buona pace della colpevolezza dei soli soft drink.

Voto: 9

La conclusione. Parte più discutibile, in cui ritorna un evidente (e comprensibile) interesse di categoria. Contrarietà alla tassazione tout court del settore alimentare, vista l’assenza di un chiaro effetto diretto delle politiche di tassazione sull’obesità infantile. O almeno nei Paesi europei. Nella speranza che la commissione Bilancio respinga la proposta e tuteli «un intero comparto produttivo, le famiglie dei lavoratori e i consumatori».
Voto: 7

Voto complessivo: 8. Chiara la struttura, ben organizzata. Ottimo uso delle fonti. Alcuni passaggi delicati, in cui si lascia trasportare dal peso delle emozioni. Non troppo fazioso nel suo complesso.

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