Keiler Bier. Un inno al cinghiale (e al Decreto Purezza)

Ci sono birre con le effigi di corone, stelle, aquile e leoni. Simboli nobili, rovine di un’epoca d’oro che fu. E poi c’è chi lega la propria fortuna al cinghiale, simbolo di fertilità. Ma anche di forza, coraggio e schiettezza. Una scelta autentica, che ha portato prosperità alla Keiler Bier. E che con la sua genuinità svela la più antica regolamentazione igienico-sanitaria ancora in uso.

Il prodotto. La Keiler Weißbier Hell, in quanto Weiss, è una birra di frumento ad alta fermentazione. Chiara, naturalmente torbida, aroma di lievito e sentori di chiodi di garofano. Tecnicamente non un genere di prodotto che rientrerebbe sotto i canoni di produzione delle birre lager. Ma la conformazione degli standard qualitativi, e soprattutto le esigenze di marketing, hanno spinto anche la Keiler Weißbier Hell, la birra del cinghiale, a rivendicare il rispetto del Reinheitsgebot.

Prezzo: 
Dove: birrerie e pub
Abbinamenti: primi piatti, grigliate di maiale e carni non speziate, formaggi non stagionati

Schermata 2018-12-11 alle 16.10.37.png©Keiler Bier

La simbologia del cinghiale. Sembra un discorso sciocco, ma a livello di marketing neanche tanto. Il birrificio sorto nel 1836 a Lohr am Main, Bassa Franconia, è passato nel 2001 in gestione alla Würzburger Hofbräu. Che ha dovuto ripensare alla denominazione dell’etichetta, per non perdere una platea di consumatori storici. E così è arrivata l’idea di sfruttare un simbolo inconfondibile, il Keiler, il cinghiale: “Il design accattivante lascia un’impressione duratura sui nostri clienti”, come dice l’amministratore delegato Wolfram Hemmelmann. Simbolo antico nell’araldica, il cinghiale è il simbolo per eccellenza della caccia e delle foreste selvagge. Animale impavido, potente, virile e feroce. Un vanto potersi nutrire della sua forza. Ecco perché è anche associato alla fertilità. E ad una birra genuina, schietta e il più possibile rispettosa dei principi di produzione storici.

2018:12:12 Reinheitsgebot.jpg

Reinheitsgebot, il Decreto di Purezza. Non si è a conoscenza di regolamentazioni igienico-alimentari più antiche del Reinheitsgebot, la “norma di purezza”.
23 aprile 1516, Ingolstadt, Baviera. Guglielmo IV, duca di Baviera, promulga un decreto per la produzione e la vendita della birra nel suo ducato. Gli unici ingredienti ammessi nel ciclo produttivo erano acqua, orzo e luppolo. Il luppolo garantiva una conservazione ottimale del prodotto (bandito l’uso della fuliggine, ad esempio) e la restrizione al solo orzo una standardizzazione delle birre e dei prezzi.
1871. La Prussia conduce il processo di unificazione della Germania. Condizione indispensabile imposta dalla Baviera? L’applicazione del Reinheitsgebot su tutto il territorio nazionale. E viene accordato. Pesanti le conseguenze storiche: estinzione di tradizioni brassicole speziate o fruttate e dominio sul mercato delle lager.
1952. Nella Germania dell’Ovest viene approvata la Biersteuergesetz, “legge sulla tassazione della birra” e buona parte delle disposizioni storiche vengono accolte. E poi passate alla Germania riunificata nel 1989. Valide per le sole lager, i mastri birrai ormai erano abituati ad una tradizione ormai consolidata e anche le birre di frumento si fregiarono di questo titolo.

Oggi non esistono restrizioni sull’utilizzo di prodotti per la produzione di birre in tutta l’Unione Europea. Ma ormai il Reinheitsgebot è un potente strumento di marketing, una certificazione di qualità. Così come rappresentare sull’etichetta un cinghiale: audace, coraggioso, genuino.

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