Starubers, il Frapuccino te lo portiamo a casa

È di questo dicembre la notizia che Starbucks ha siglato un accordo con l’azienda di trasporti privati Uber. Lo scopo? Portare nelle case degli americani caffè, Frapuccini e tutti i prodotti del gruppo di caffetterie più famoso del mondo. Vediamo come funzionerà lo Starubers negli States (se siete appassionati di affari a stelle e strisce, fatevi un giro sul blog del mio collega Riccardo Lichene, l’America in italiano). E, ora che Starbucks è sbarcato anche in Italia, quali implicazioni potrebbe avere.

L’intervista. Saranno 2 mila gli store Starbucks negli Stati Uniti coinvolti in questa nuova strategia di vendita, uno ogni quattro. Questo è quanto rivelano le parole di Kevin Johnson, amministratore delegato del gruppo Starbucks, in un’intervista al ‘Financial Times’. Dopo la sperimentazione in Cina, dove l’accordo è stato siglato con Alibaba, “abbiamo imparato molto sui servizi di consegna e adesso stiamo applicando quegli insegnamenti negli Stati Uniti”. Un progetto simile con la compagnia Postmates era fallito 3 anni fa: i prezzi erano proibitivi, i costi di servizio più alti del caffè stesso. Ma negli ultimi sei mesi Johnson ha stretto ottimi rapporti con l’amministratore delegato di Uber, Dara Khosrowshahi. E se anche gli investitori americani si sono convinti del progetto, non sembrano più esserci ostacoli sull’astro nascente dello Starubers, il tandem Starbucks-Uber.

Il servizio di consegna. La catena di caffetterie con base a Seattle si appoggerà alla celebre azienda di trasporti privati di San Francisco. Il progetto pilota a Miami ha avuto successo. Superate le maggiori sfide, tra cui consegnare nella casa del cliente la bevanda calda abbastanza da fargli dimenticare di non essere in caffetteria. Uber, con questo accordo, si proietta a diventare il più grande servizio di consegne al mondo, grazie alla sua divisione Uber Eats. Lanciata nel 2014, ha già raggiunto un giro di affari stimato a circa 100 miliardi di dollari. Sbarcata in 4 anni in 36 Paesi e 350 città. Un esempio dell’adattabilità dell’azienda in nuovi mercati e di diversificazione delle strategie di business.

starbucks.jpg

UberEats in Italia. Non sembra improbabile che, ora che Starbucks è sbarcato in Italia a Milano, questa novità possa riguardarci presto da vicino. Ma è tutto oro quello che luccica? Diciamo non proprio. Uber in realtà non fa direttamente servizio di consegna e non assume nessuno. Semplicemente è un intermediario tra ristoranti, fattorini e clienti. I fattorini non hanno un compenso orario, ma a pasto consegnato – circa 3€ ciascuno. Il vero problema è che superati i 5 mila euro lordi all’anno, UberEats non riconosce più il lavoro del fattorino. E da quel momento non garantisce nemmeno più alcun tipo di garanzia sul proseguo lavorativo per conto terzi. Un problema di dignità di lavoro e sfruttamento dei vuoti normativi, che lascia indifesa un’intera categoria di lavoratori precari.

Lo spunto dell’accordo Starubers negli Stati Uniti lascia presagire una possibile espansione del mercato anche in Italia. Sarebbe meglio non farsi trovare impreparati. Una questione etica e di diritti. Business e novità, ma senza dimenticare i nuovi ultimi della società.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web su WordPress.com
Inizia ora
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close