Salentini contro. Vox populi, vox liquoris

L’articolo sul liquore al pasticciotto – qui il link – è stata per alcuni lettori come una granata in uno stagno. O almeno, diciamo che sono andato a chiedere ai pesci dello stagno come si sono sentiti dopo aver sentito il botto, per poi farne un pezzo. Tutto molto poetico, se non si scioglie la metafora.
Introduzione già prolissa, vediamo allora come si sono pronunciate alcune voci salentine!

Una sperimentazione alcolica – «No visciu l’ura cu lu provu», parola di Davide S., 28 anni. Un’idea che lo stuzzica, quello del liquore al pasticciotto: «Sono sempre aperto alle sperimentazioni alcoliche, soprattutto quando si lega ai dolci. Di solito si sposano perfettamente». Recensione positiva, nessuna criticità percepita.

Ma è davvero al pasticciotto? – Luisa C., 24 anni, ha invece alcune perplessità: «L’iniziativa è sicuramente bella, perché coniuga l’attenzione verso le materie prime con l’amore verso il territorio». Il rischio rimane, però, quello di creare un prodotto turistico, forse quasi un po’ troppo “patriottico”. «Non so se lo berrei, anche perché con panna, limone e zucchero si fa un liquore alla crema pasticcera, non al pasticciotto!», ci tiene a sottolineare, rivendicando la sua vena tradizionalista.

Un liquore che disorienta – Come ogni novità che si rispetti, un liquore così fuori dalle convenzioni lascia degli interrogativi. Così la pensa Antonio C., 25 anni, intrigato sia per questioni campanilistiche, sia per la potenziale rapida diffusione in tutta la penisola salentina. Anche se «il pasticciotto è sempre stato un dolce fisico, solido, da mordere mentre è ancora tiepido». Che ha due principali fonti di bontà: la pastafrolla e la crema pasticcera. «La trasformazione in liquore è ottenuta dalla crema, quindi c’è il rischio che il gusto del liquore richiami il sapore del pasticciotto nella mente dei soli salentini».

Un paese in subbuglio – Tuglie, il paese da cui arriva il liquore dell’azienda Villantica, è stato investito in pieno dall’articolo pubblicato (sembra impossibile, ma così dicono dalla regia). Lo testimonia Cristina C., 53 anni, di Verona ma origini salentine. Dopo aver letto l’articolo, l’ha segnalato al padre, nativo del paese leccese. E il classico tam-tam ha fatto il resto: «È nata molta curiosità a riguardo, perché in molti non conoscevano né il liquore, né i proprietari».

Se ne parlerà, forse, a Tuglie e tra i salentini “emigrati” al nord. Tra chi lo proverà per farsi un’idea più chiara e chi resterà fedele al classico pasticciotto.

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