Il Negroni ne fa 100, ma non è ancora pronto per la pensione

C’è un mostro sacro nel campo degli alcolici che nessuno dovrebbe toccare. La storia del Negroni. Eppure tutti lo fanno. Quindi arriva quel momento in cui rimani l’unico a chiederti se ha più senso buttarti nella mischia come un diciottenne ad un open bar, oppure mantenere un dignitoso riserbo. Ovviamente ho scelto la prima opzione.

Un conte “rivoluzionario” – 1919, Firenze. Siamo in via de’ Tornabuoni, al bar Cassoni. Oggi non esiste più, ma 100 anni fa (circa, la data balla tra il 1917 e il 1920) ci metteva piede il conte Camillo Negroni. Cambiando la storia degli aperitivi italiani.
Personaggio eclettico, bevitore incallito – la leggenda racconta che poteva bere in un giorno anche 40 drink – , grande conoscitore dell’America selvaggia, gentiluomo con le tasche bucate. Questo era il conte. Un giorno non meglio definito del ’19 entra nel suo bar di fiducia e, stanco del solito Americano (bitter-vermouth-seltz in parti uguali), chiede all’oste «un Americano, ma sostituisci il seltz con il gin».
Si sparge in fretta l’ordine «un Americano alla moda del conte Negroni, per cortesia!», anche se probabilmente al tempo non sempre veniva preparato con il distillato inglese. Ma ormai il Negroni era entrato nell’immaginario collettivo e dopo 100 anni è ancora su tutti i banconi dei bar.

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Uno sbaglio immortale – È sicuramente lo sbaglio più famoso della storia degli alcolici, quello commesso nel 1972 da Mirko Stocchetto, barman del bar Basso a Milano. «È un giorno caldo, le ho fatto un Negroni più leggero», dice porgendo il bicchiere al cliente. «E cosa sarebbe?» «Beh, un Negroni Sbagliato!».
Perché quella che poi è diventata la più celebre rivisitazione del Negroni – bitter Campari, vermouth e spumante al posto del gin – è nata davvero per colpa di uno sbaglio dettato dalla fretta, dal sovrappensiero, o dall’abitudine di servire spumante ai gruppi di donne negli anni del post ‘68. Ma, così come il conte Negroni si era inventato una nuova ricetta sostituendo il seltz col gin, si stava facendo in quel momento la storia. Un’innovazione nella ricetta che ha preso piede, al pari della sua progenitrice.

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C’è ancora Negroni sui social – E se il Negroni, nonostante quest’anno spenga 100 candeline, fosse ancora il cocktail più giovane? Merito anche dell’immagine restaurata che gli è stata attribuita dai social. E soprattutto da Socialisti Gaudenti, pagina di satira e meme politici nata nel 2015. 18699445_1926932424215594_8755200338799275271_o.jpgCon la comicità che ha fatto loro ottenere più di 150 mila like su Facebook, hanno rilanciato l’immagine del Negroni come bevanda del vero “gaudente”: un mix di critica dell’incompetenza politica attuale, nostalgia canzonatoria per una sinistra più leggera ma competente – il mito del PSI craxiano, per intenderci – ed eccentricità romantica per definizione. Avevano bisogno di un alcolico adatto, l’hanno trovato nell’estro del conte Negroni. Barocco, elegante, anticonformista. Reduce di un passato che non morirà mai.

Buon compleanno, Negroni, e altri 100 di questi anni di bicchieri pieni, lingue sciolte e cuori aperti!

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