Prosecco vs. salute. Un’emergenza per l’ambiente

Il 30 gennaio 2019 la Repubblica ha pubblicato un articolo di una certa gravità, soprattutto per chi sente “di casa” le questioni del Veneto, del prosecco e dell’ambiente. Un articolo di cronaca, almeno all’apparenza. Un titolo che appena tradisce le implicazioni per la salute di un’area rinomata ovunque in Italia e all’estero: la «Prosecco Valley», l’asse Conegliano-Valdobbiadene.
Lo commentiamo qui, in collaborazione con il mio collega Marco ‘Ritz’ Rizza – veneto, amante del buon vino e dell’ambiente come me – e il suo blog AmbienteAzione. E chissà che nei prossimi mesi non vi riserviamo delle sorprese…

Il distretto del Prosecco – Quella in cui viene prodotto il Prosecco Docg (denominazione di origine controllata e garantita) di Conegliano e Valdobbiadene è un’area di circa 25 mila ettari coltivati a vite – pari alla superficie occupata da più 700 stadi San Siro – , che comprende 15 comuni. Si articola lungo la fascia collinare dell’alto Trevigiano compresa tra Vittorio Veneto e Valdobbiadene, tra i 150 e i 350 metri sul livello del mare.
Una storia lunga quasi 250 anni – da quando nel 1772 l’accademico Francesco Maria Malvolti nel Giornale d’Italia mise per la prima volta in relazione la parola “prosecco” al Conegliano-Valdobbiadene – che oggi si esplicita in 410 milioni di bottiglie vendute in tutto il mondo. E proprio per mantenere questa media annuale vertiginosa, le aziende vinicole utilizzano pesticidi e sostanze tossiche nella salvaguardia delle viti, senza alcun tipo di regolamentazione vincolante.

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Ambiente e salute – Quella dei pesticidi e dei problemi per la salute umana non è una questione nuova. Dal 2017 a oggi se ne sono occupati i maggiori quotidiani locali e nazionali (Corriere del Veneto, Il Fatto Quotidiano, la Tribuna di Treviso, La Stampa…), soprattutto per il fatto che, a causa del problema ambientale, le colline di Conegliano Valdobbiadene non sono ancora state riconosciute a Patrimonio Unesco (il progetto di candidatura è iniziato nel 2008).
Quello che però Enrico Ferro di la Repubblica ha riportato è un caso specifico, che, da un quadro astratto, accende i riflettori sui pericoli reali avvertiti sul territorio. «Pesticidi a stretto contatto con i bambini», scrive il giornalista, da quando il terreno di 2,5 ettari confinante con l’asilo di San Giacomo (Vittorio Veneto) è stato venduto a un’azienda vinicola. Un comitato di genitori sta già protestando, minacciando di non iscrivere i bambini dove la loro salute potrebbe essere messa a rischio. E l’asilo storico rischia di chiudere i battenti.

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La politica in ballo Sono pubblici da due anni dei precisi dati sull’impatto dei pesticidi sulla salute dei cittadini (inquinamento dell’aria, del cibo, delle falde acquifere), pubblicati nel rapporto del 2017 di Legambiente Stop pesticidi. Analisi dei residui di pesticidi negli alimenti e buone pratiche agricole. Ma l’opinione pubblica non ha ancora affrontato il problema.
Un primo motivo è legato al valore dei terreni che producono il prestigioso vino Docg. Un secondo ha una sfumatura più patriottica e politica. Come ben ricorda Enrico Ferro, se a difesa della salute bambini si è schierato il sindaco di Vittorio Veneto, Roberto Tonon (Pd), che ha portato la questione anche in Consiglio Regionale, ben diverso è lo spirito della maggioranza che amministra la Regione Veneto. Il governatore Luca Zaia è da sempre molto attivo quando si tratta di Prosecco Doc e Docg, ne «ha fatto una bandiera» di rivendicazione di prestigio regionale, e potrebbe tenere una linea più coerente agli interessi delle aziende.

Niente è scontato e ci si augura che il buon senso prevalga. Ma la questione è complessa e sono grossi gli interessi economici in ballo. Non sarà questo l’ultimo capitolo di questa spigolosa vicenda tutta veneta. Tutta alcolica e tutta ambientale.

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