Polvere di Ippocrasso, il medioevo in un calice

Dunque, su questo blog si scrive delle storie sommerse, nascoste, sconosciute che si trovano dietro le bevande, spesso alcolici. Quando si arriva a parlare di vino, però, è un gran bel casino. Primo, perché non sono un enologo. Secondo, perché il blog più figo che parla di vini lo cura la mia collega Martina Piumatti, Dacci il nostro vino quotidiano (astemio chi non lo legge!). Quindi non mi addentrerò in profonde analisi e me ne starò nel mio cantuccio, raccontandovi qualcosa di cui possiate ricordarvi quando avrete un paio di bicchieri in corpo.

Un vino medievale – Quello che viene prodotto esclusivamente dall’Agriturismo Parco Verde di Grumento Nova (Potenza) è a tutti gli effetti un vino di tradizione medievale. Si chiama Polvere di Ippocrasso ed è il diretto discendente dell’ippocrasso, bevanda antica e aromatizzata. La tradizione attribuisce la sua invenzione ad Ippocrate (460-377 a.C.), ma in verità il nome potrebbe essere solo un omaggio trecentesco al medico greco. Comunque sia, l’ippocrasso ha conosciuto la sua età dell’oro dopo l’anno 1000.
E Polvere di Ippocrasso ne ricostruisce la composizione. La base è un vino rosso, il Bardolese dell’Alta Val d’Agri, con aggiunta di Aglianico del Vulture, successivamente speziato con cannella, pepe nero, chiodi di garofano, zenzero, galanga (una radice) e miele. Così come la ricetta originale, antica di quasi mille anni, richiede.

Prezzo: 
Dove: nei punti vendita consigliati dall’Agriturismo Parco Verde
Abbinamenti: dolci alla cannella e al cioccolato, formaggi stagionati

vinomedioevale-ippocrasso-agriturismoparcoverde.jpg©Agriturismo Parco Verde

La ricetta ritrovata – Ma come si fa a riprodurre un vino medievale? Facile, se si ha a disposizione la ricetta originaria, custodita nel Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri (PZ). Tra le carte dell’Imperatore Federico II di Svevia (1194-1250), probabilmente grande estimatore dell’ippocrasso, si è potuta conoscere la composizione esatta della storica bevanda ottenuta con aggiunta di miele, cannella, zenzero, chiodi di garofano e pepe nero. E dal 2011, quindi, è stata riportata in vita una tradizione ormai caduta in disuso. L’esperimento è iniziato con una cena medievale, fino ad arrivare alla produzione in serie di questa bevanda alcolica secolare.

Banchetto alla Corte del Dio d’Amore, da “Le Chevalier Errant” di Tommaso di Saluzzo, Parigi, Bibliothéque Nationale de France (1405 circa).jpg

La mensa di Federico II – Dai carteggi, attraverso studi scientifici, gli storici hanno potuto ricostruire ciò che mangiavano i nostri antenati del XIII secolo. Cacciagione soprattutto, affumicata e speziata, brodo di mandorle, riso, salse, uova e latticini, zafferano e ogni genere di spezie venivano serviti sulle tavole dei nobili del tempo. Mentre l’ippocrasso, senza dubbio, era una delle bevande che più accompagnavano questi banchetti.
Altro fatto di una certa singolarità è che sono ben due i trattati culinari attribuiti a Federico II: Il Meridionale (1240), scritto in lingua volgare, e il Liber de coquina (1240-1250), in latino. Da queste opere, oltre a molti altri scritti di minore entità, abbiamo la certezza che già al tempo si dava importanza a un’alimentazione equilibrata e ad una dieta varia.

E molti cibi, come le chiacchiere, le tigelle o le lasagne, ci sono tramandate proprio da quell’epoca. Così antica, ma così inaspettatamente moderna. Come la Polvere di Ippocrasso, che, dopo secoli di oblio, ha fatto rivivere finalmente il celebre ippocrasso sulle tavole del nuovo millennio.

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